Essere gentili: perché oggi costa così tanto essere umani?

Alessandro

essere gentili

In una giornata lavorativa come un’altra, rientrando in ufficio, mi sono interrogato su cosa significa realmente essere gentili.

La domanda non è arrivata a caso, bensì in seguito a un rilievo planimetrico svolto per un cliente. Ciò che ha acceso la riflessione in me è stato un gesto di gentilezza e gratitudine per il lavoro svolto, che raramente si verifica.

Non mi riferisco ai soliti ringraziamenti che ormai la mente nemmeno riconosce; non le solite frasi fatte: avete presente quei grazie sentiti, profondi e sinceri? Nello specifico la frase è stata: “grazie per il tuo tempo, ti sono davvero grato per essere qui, mi stai risolvendo una vera rottura di scatole”, accompagnato da una sincera stretta di mano e uno sguardo dritto negli occhi.

Per quanto potrebbe sembrarti banale, l’atteggiamento del signore in questione ha risuonato come una voce fuori dal coro per la mia quotidianità.

In quella semplice frase, ho rivisto una profonda umanità che ha risvegliato la consapevolezza di ciò che faccio e come lo faccio, rendendomi orgoglioso del mio modo di operare.

E allora è cominciata la riflessione, che mi ha portato a scrivere questo articolo.

Ho come l’impressione che farsi vedere di fretta, scarsamente disponibili, super richiesti, sia un atteggiamento da duri che dovrebbe farci sembrare “fighi” ai più.

Nella frenesia quotidiana, la gentilezza non è debolezza: è forza, ed è un muscolo sociale che stiamo atrofizzando. Nei prossimi paragrafi ti spiego il perché secondo il mio punto di vista.

Essere gentili quando sembra inutile

La gentilezza comporta attenzione verso il prossimo. E indovina un po’? l’attenzione è diventata negli anni la nostra valuta più scarsa.

Come puoi pensare di essere una persona attenta se non riesci nemmeno a guardare un film senza distrarti al cellulare? Lo porti pure al tavolo mentre mangi quello strumento.  

Viviamo in un mondo che va veloce, che parla forte, che pretende risposte immediate. E in questa accelerazione collettiva abbiamo perso la possibilità di osservare. Il risultato?

Non siamo meno buoni: siamo meno presenti. Per gli altri, per le persone che amiamo e per noi stessi.

Ricorda: una scarsa attenzione determina una scarsa propensione alla gentilezza.

Perché oggi è più difficile esserlo

Sono convinto che la gentilezza, quella vera, stia svanendo.

Non farti abbindolare da quelli che fanno cose gentili solo per creare post sui social o perché sanno di essere osservati. Fidati che è pieno di elementi del genere, poi li prendi singolarmente e risultano persone estremamente sgradevoli. Parlo di quelli che agiscono anche in assenza di osservatori, che compiono piccoli gesti quotidiani che appagano l’emotività altrui a discapito di un piccolo sacrificio.

Viviamo in un mondo in cui tutto è immediato: informazioni, cibo, intrattenimento, relazioni. Se la risposta non arriva subito, se il risultato non arriva subito, se l’attenzione non arriva subito, ci irritiamo. E l’irritazione è la principale antagonista della gentilezza.

Essere gentili oggi è difficile perché implica rallentare. Implica ascoltare. Implica sentire l’altro.
E rallentare, ascoltare e sentire l’altro sembrano un lusso in un sistema che ci vuole produttivi, competitivi, veloci.

La gentilezza non scompare perché siamo peggiori.
La gentilezza scompare perché siamo distratti.

Essere gentili anche quando non torna indietro

Qui arriva la parte più scomoda: essere gentili non è sempre ricompensato, anzi: spesso non lo è.
Capita di essere gentili e ricevere indifferenza, sarcasmo o addirittura ostilità.

E allora ci chiudiamo, ci proteggiamo, ci irrigidiamo.
Pensiamo: “Non ne vale la pena.”
Ma è proprio lì, in quel momento, che la gentilezza mostra il suo vero valore.

Essere gentili solo con chi è gentile non è gentilezza: è scambio.
La gentilezza autentica, che abbraccia tutti, ti identifica: dice chi sei e quali sono i tuoi valori.

E quando la offri anche se non torna indietro:

  • proteggi il tuo equilibrio emotivo, perché rispondi con scelta, non con reazione;
  • costruisci autostima, perché sei fedele ai tuoi valori;
  • spezzi le catene del conflitto, perché non aggiungi benzina al fuoco;

La gentilezza è una forma di libertà emotiva: non dipendi dal comportamento degli altri per decidere chi vuoi essere. Sei una persona gentile, qualunque sia l’atteggiamento di chi hai davanti.

Essere gentili come atto di ribellione moderna

Ti propongo di provare un esperimento, da ora:
24 ore di gentilezza intenzionale.
Non spontanea. Non casuale. Intenzionale.

Sarà difficile, soprattutto quando non tornerà indietro.

Ma è proprio lì che scoprirai che la gentilezza non è una risposta: è una scelta. E chi sceglie è libero (e vincente).

In un mondo rapido, rumoroso e spesso scontroso, essere gentili è una ribellione.
Non migliora solo il mondo attorno. Migliora il nostro mondo interno: calma il cuore, apre la mente, nutre la dignità.

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